La crisi si allarga nel silenzio più assoluto. Electrosys è all'angolo e il vitivinicolo inizia a soffrire

2' di lettura 08/07/2014 - Electrosys ancora nulla di nuovo. Le nubi si addensano sul futuro prossimo dell’azienda che solo lo scorso anno era balzata agli onori delle cronache per aver collaborato alla costruzione delle attrezzature necessarie per il Cern di Ginevra e la scoperta del bosone di Higgins. Il 2013 è ormai un lontano ricordo.

La rabbia monta tra i dipendenti della Electrosys che da maggio vengono trascinati avanti da una strategia ormai chiarissima a tutti. Si promettono soldi, incontri in Regione, ingresso di nuovi azionisti pur di mantenere in vita un’azienda decotta e con tanti debiti. Intorno alla Electrosys sembra esserci un muro di gomma incredibilmente resistente. Non si penetra, non si hanno informazioni. C’è solo il compatimento peloso per i dipendenti che da quasi 5 mesi sono senza stipendio. Eccola la formula magica, “sono fortunati ad avere solo 5 mensilità arretrate”. E’ una formula inaccettabile, lo dice quasi quotidianamente anche Papa Francesco “senza pane non c’è dignità” e il pane è rappresentato dallo stipendio. Quello stipendio che assomiglia tanto ad una chimera che va allontanandosi ogni giorno di più dai conti dei dipendenti Electrosys.

Ma questa tiritera della fortuna sta causando gravi danni. Non c’è istituzione che alzi la voce. Si badi bene non hanno grandi colpe le istituzioni visto che stiamo parlando di un’azienda totalmente privata, ma almeno provare a combinare qualcosa sì. Provare a difendere il diritto alla dignità dei lavoratori sì, e invece il silenzio non è stato mai interrotto. Qualche timida parola da parte dei sindacati e nulla più. I lavoratori hanno scritto all’assessore regionale Riommi ma non hanno mai ricevuto risposta. Anche Gepafin latita nonostante sempre i lavoratori, almeno una parte consistente dei 90 dipendenti, abbiano più volte dichiarato di essere pronti a scendere in campo direttamente pur di salvare l’azienda.

Ma a Orvieto le emergenze sembrano non finire mai. Ora anche qualche azienda del vitivinicolo inizia a soffrire e ad essere arretrata con gli emolumenti per i propri dipendenti. La crisi si allarga a macchia d’’olio ma nelle “sacre” stanze del potere nessuno prende la parola per chiedere lumi e conoscere la reale situazione delle tante realtà produttive in difficoltà e per capire come il pubblico può intervenire in questi casi. E allora l’adagio peloso e insopportabile, “sono fortunati” si fa avanti prepotentemente finchè un giorno ad Orvieto l’emergenza esploderà in tutta la sua drammaticità con circa 200 disoccupati in più e un tessuto produttivo distrutto senza alcun serio tentativo di preservare almeno la parte sana e tecnologicamente avanzata.






Questo è un editoriale pubblicato il 08-07-2014 alle 12:35 sul giornale del 09 luglio 2014 - 1234 letture

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